
Gli esterni e la facciata
Gli esterni e la facciata
Gli esterni e la facciata
Trascrizione audio
A sinistra della facciata si trova la torre abaziale decorata con la merlatura ghibellina a coda di rondine. Essa fu spesso residenza degli imperatori tedeschi che qui soggiornarono durante le campagne militari.
A destra spicca il campanile, alto ben 62 metri e costruito tra il 1045 e il 1178 sulle fondamenta di una torre preesistente dell’VIII secolo. La elegante facciata è realizzata in tufo e marmo locale.
Il rosone duecentesco, opera dello scultore Brioloto e del lapicida Adamino di San Giorgio, è una allegoria dell’alterna vicenda umana, detto anche “La ruota della Fortuna”. Sulla sommità della ruota si vede scolpito un uomo su di un trono che precipita, continuamente schiacciato dalla sventura, per poi riprendersi e risalire. La Fortuna, così concepita e così rappresentata, pone in risalto la precarietà dei beni terreni. Il monito è quello di non nutrire un eccessivo attaccamento ai beni terreni, in quanto ne possiamo essere privati in ogni momento. Due leoni stilofori sorreggono il protiro realizzato dalla bottega di Nicholaus nel 1138 circa. Lo scultore esegue le fasce marmoree a destra del portale con storie della Creazione (Cacciata dal Paradiso terrestre, Maternità e lavoro dei progenitori, Creazione di Eva, Peccato originale, Creazione degli animali, Creazione di Adamo) e due scene tratte dalla leggenda di Teodorico. A sinistra, Guglielmo, allievo di Nicholaus, si cimenta con episodi del Nuovo Testamento: Tradimento di Giuda, Crocifissione, Fuga in Egitto, Battesimo, Re Magi, Presentazione al Tempio, Natività, Visitazione, Annunciazione.
Sulla testata dell’architrave sinistro in un unico blocco di marmo è scolpito un vecchio telamone barbuto, seduto a gambe incrociate, mentre sostiene la cornice sulle spalle con le mani. Sul lato esterno, entro arcatelle la rappresentazione dei mesi: dicembre simboleggiato dal trasporto della legna, gennaio da un uomo seduto che si scalda al fuoco e febbraio rappresentato da un portatore. Sul lato interno: settembre è un pigiatore d’uva, ottobre con la raccolta delle ghiande per i maiali e novembre l’uccisione del maiale. Sul lato inferiore del blocco è scolpito un mostro alato con testa di caprone. Alla testa dell’architrave destro è scolpito un telamone imberbe accovacciato. Sul lato esterno sono raffigurati entro arcatelle impostate su colonnine, i mesi di marzo, rappresentato da un suonatore di doppio corno, aprile una fanciulla con un fiore in mano, per maggio un cavaliere. Sul lato interno, giugno simboleggiato da un uomo che raccoglie la frutta, luglio con un mietitore, agosto con un uomo che aggiusta la botte. Il lato inferiore presenta un mostro alato. Lo spazio della lunetta sopra il protiro è decorato da un bassorilievo policromo risalente al 1138 che rappresenta il passaggio di Verona dal feudalesimo alla fase comunale: San Zeno benedice il patto tra i milites, l’aristocrazia feudale rappresentata dai cavalieri di destra, e i pedites, la borghesia nascente a sinistra.
Il racconto della chiesa attraverso le opere d’arte



